Categoria: Product Governance

14 Gen

POG e value for money

EIOPA, l’Autorità di Vigilanza Europea del settore assicurativo, attraverso le indagini svolte nel 2021 ha riscontrato la necessità di revisionare i prodotti assicurativi (specialmente i prodotti unit-linked) in modo da garantire maggiore tutela alla clientela. A tal fine, l’ente propone di coniugare l’applicazione della POG con i criteri del “value for money”.

Nel 2021 l’EIOPA ha continuato il suo lavoro di vigilanza sulla condotta delle imprese con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la tutela degli assicurati, degli iscritti agli schemi pensionistici e dei beneficiari. ­­ L’Autorità di Vigilanza Europea ha infatti potere di intervento sui prodotti, attraverso una serie di strumenti di vigilanza e sorveglianza tra cui l’attività continuativa di monitoraggio dei consumatori e del mercato e visite alle Autorità Nazionali Competenti (ANC) (v. “EIOPA Annual report 2020, 2021”). Le attività di monitoraggio comprendono un’analisi sulla complessità dei prodotti e dei contratti, nonché delle verifiche   se le imprese di assicurazione e i gestori dei fondi pensionistici abbiano adeguatamente valutato i cambiamenti nei profili di rischio dei prodotti, sia a seguito del comportamento dei consumatori che degli shock di mercato.

Nell’attuale scenario la redditività rischia di essere compromessa e si rende quindi in molti casi necessario che i prodotti siano rivisti in modo da garantire, da un lato, la sostenibilità dei modelli aziendali e, dall’altro, la centralità della clientela. In tale contesto, l’EIOPA si aspetta che le ANC valutino se i produttori abbiano adeguatamente attuato processi di progettazione e approvazione dei prodotti incentrati sul cliente e che verifichino se tali prodotti siano “value for money” per i consumatori. Per i prodotti esistenti invece le ANC devono valutare se, nei casi in cui shock di mercato abbiano determinato cambiamenti significativi nei livelli di rischio, i prodotti siano ancora allineati al target market e se i rendimenti siano adeguati in modo da garantire il “value for money”.

La crisi legata al Coronavirus ha poi portato ad analisi specifiche su prodotti che non sono “value for money”, facendo leva sul quadro POG su cui EIOPA ha previsto ulteriori interventi nel 2021 e 2022. Queste preoccupazioni derivano anche dalle commissioni elevate e dalle tecniche di vendita aggressive messe in pratica dalle imprese di assicurazione sui prodotti riguardanti l’assicurazione sulla vita e la protezione del capitale (CPI e PPI in particolare), sebbene questi prodotti abbiano il potenziale di offrire benefici significativi ai consumatori (v. “Consumer trends 2019 – Main findings of the report, 2021”)

Nel “Cost and past performance report 2021” sui prodotti di investimento assicurativi (cd IBIPs – Insurance Based Investment Products) l’EIOPA ha segnalato casi di costi elevati, sollevando interrogativi sul “value for money”. In particolare, reputa necessario considerare alcuni compromessi su rendimenti e costi dei prodotti ibridi, in Italia comunemente denominati come “Multiramo”. Infatti, se questi prodotti a livello generale hanno un grado di complessità più elevato perché combinano diverse opzioni con caratteristiche diverse, in caso di tendenze positive del mercato mostrano una redditività significativamente inferiore rispetto ai prodotti unit-linked. Su base quinquennale il rendimento netto medio degli ibridi è stato del 2,1% vs. 2,7% degli unit-linked. Per quanto riguarda la composizione dei costi, quelli amministrativi continuano ad essere i più rilevanti dato che spesso rappresentano più della metà dei costi totali sostenuti dai consumatori, seguiti dai costi di gestione degli investimenti e dai costi di distribuzione. I costi biometrici, cioè i costi applicati per le garanzie assicurative, sono elementi di costo minori.

Per questo motivo il 13 aprile 2021 l’EIOPA ha avviato una consultazione in modo da comprendere come affrontare il rischio monetario nel mercato europeo dei prodotti unit-linked. L’ente ritiene che mettere i consumatori al centro dei processi di progettazione, distribuzione e monitoraggio dei prodotti sia fondamentale per affrontare le questioni legate al “value for money” e che sia necessario un approccio europeo per sostenere lo sviluppo di un’unione dei mercati dei capitali più forte. Per raggiungere tale obiettivo, nel suo documento l’EIOPA presenta le modalità per valutare se i prodotti unit-linked e ibridi siano “value for money” tenendo conto delle esigenze, degli obiettivi e delle caratteristiche del mercato di riferimento. Il documento è incentrato sui seguenti principi:

  • Il valore offerto da questi prodotti dovrebbe essere valutato tenendo conto sia del prodotto nel suo insieme che di ogni componente (investimenti, assicurazioni e garanzie, se del caso);
  • Quando i prodotti vengono testati, i produttori dovrebbero valutare le caratteristiche del prodotto (compresi i costi e i rendimenti), rispetto alle caratteristiche del mercato di riferimento, agli obiettivi e ai bisogni e dovrebbero garantire che non vengano addebitati ai consumatori costi non dovuti;
  • I prodotti di difficile comprensione per i consumatori dovrebbero disporre di mercati di riferimento più granulari e di misure adeguate ad attenuare i rischi legati alla complessità.

Il documento è un primo passo verso un insieme più ampio di strumenti. L’obiettivo è  fornire ulteriori orientamenti per le imprese e le autorità di vigilanza al fine di valutare quando i costi non sono dovuti e di aiutarle a verificare il “value for money” basandosi su parametri di riferimento pratici.

La consultazione, conclusasi lo scorso 16 luglio, ha evidenziato una diversità di approccio alla questione da parte delle autorità di vigilanza nazionali, che ha indotto l’Autorità Europea alla pubblicazione di un Supervisory Statement (v. “Supervisory Statement on assessment of value for money of unit-linked insurance products under product oversight governance, 2021”)

 

Come si intende applicare il concetto di “value for money” in ambito IBIPs

I prodotti sono “value for money” quando i costi e le commissioni sono proporzionali ai benefici (ad esempio in termini di performance dell’investimento, servizi, garanzie, strategie di investimento, coperture, consulenza) rivolti al Target Market identificato e ragionevoli tenendo conto delle spese dovute ai fornitori e le altre soluzioni al dettaglio presenti sul mercato. Per comprendere se un prodotto può essere considerato “value for money” è necessario che i produttori effettuino un test di congruità per valutare se la loro offerta può essere considerata tale.

In ambito POG, questa verifica avviene seguendo 4 principi:

  • Principio 1: è necessario che i costi e le commissioni siano dovuti.

I costi dovuti sono quei costi chiaramente collegati ai servizi offerti o alle spese effettuate e proporzionali al lavoro e alle spese sostenute dal Produttore o dal Distributore. I produttori dovrebbero raggruppare i costi e associarli a specifiche componenti del prodotto in modo da valutare se questi costi sono dovuti e se quindi rientrano nel concetto di “value for money”. L’EIOPA al fine di testare il prodotto suggerisce di raggrupparli come segue:

  • Costi amministrativi, che si riferiscono ai costi emergenti dalle attività di amministrazione di prodotti unit-linked volte a fornire informazioni ai contraenti ed effettuare pagamenti;
  • Costi di investimento, che si riferiscono ai costi per mantenere al sicuro gli asset, ai costi di transazione legati al portfolio e ad altri costi connessi alla gestione degli investimenti;
  • Costi di distribuzione, che si riferiscono ai costi emergenti dal lancio sul mercato e dalla vendita della polizza inclusi i costi e le commissioni per la consulenza;
  • Costi delle garanzie, che si riferiscono ai costi addebitati al contraente per le garanzie finanziarie incluse opzioni come il rendimento annuo garantito;
  • Premio per il rischio biometrico.

Per determinare il “value for money” di un componente dell’investimento ci sono due tipi diversi di costi da tenere in considerazione:

  • I costi di investimento per accedere al mercato, sostenuti per creare e gestire un portfolio e per coprire i costi di transazione, le funzioni di deposito, la consulenza legale, ecc.
  • I costi di investimento per una gestione attiva del portfolio, sostenuti per cercare di avere prestazioni migliori dal mercato.

È importante separare queste due tipologie perché i prodotti devono essere assegnati al target corretto: da una parte ci sono i consumatori che vogliono investire i loro premi per ricevere un rendimento dal mercato, mentre dall’altra parte ci sono consumatori che vogliono investimenti specifici e si aspettano una buona possibilità di sovra-performance dai prodotti che sottoscrivono.

  • Principio 2: ogni caratteristica del prodotto, così come il prodotto nel suo insieme, dovrebbe essere “value for money” per il Target Market a cui è indirizzato e i produttori dovrebbero testare in maniera adeguata e sufficiente se i loro prodotti possono essere considerati tali.

Alcuni prodotti permettono ai consumatori di scegliere tra varie opzioni come indennità causa morte, garanzia del capitale e fondi sottostanti. Per verificare se sono “value for money” queste opzioni devono essere esaminate dalla prospettiva del consumatore, quindi ognuna di esse deve apportare dei benefici al proprio mercato di riferimento altrimenti non dovrebbe essere inserita nell’offerta. Ai produttori si richiede quindi di testare i prodotti e di verificare:

  • L’impatto di ogni componente del costo sui rendimenti e sul premio in modo da stabilire se è ragionevole in relazione ai servizi offerti e per capire se i costi sono dovuti;
  • Quando il prodotto raggiunge il punto di pareggio (break-even point) e se quest’ultimo è allineato con gli obiettivi di investimento, i bisogni e le caratteristiche del Target Market.

Per stabilire la ragionevolezza dei costi e dei rendimenti attesi, i produttori di soluzioni di investimento assicurative dovrebbero tenere in considerazione i seguenti aspetti:

  • La qualità, l’ampiezza e la profondità della consulenza;
  • Gli incentivi monetari (aliquote di retrocessione) ricevuti dagli asset manager potrebbero essere fonte di conflitti d’interesse;
  • Gli investimenti a gestione attiva hanno un Target Market diverso da quelli a gestione passiva;
  • L’andamento degli investimenti a gestione attiva va revisionato regolarmente in modo da verificare se è possibile raggiungere la sovra-performance in un periodo di tempo prestabilito;
  • Diversi sottostanti possono avere rendimenti diversi e di conseguenza comportare costi differenti;
  • I prodotti con un Target Market ampio dovrebbero essere più semplici da un punto di vista del consumatore. L’aumento della complessità del prodotto comporta un impatto più importante sulla distribuzione e sulla conoscenza finanziaria del consumatore, di conseguenza i costi sono più alti.
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  • Principio 3: i produttori hanno il dovere di revisionare regolarmente costi e commissioni, rendimenti e servizi offerti.

Perché i prodotti siano considerati “value for money”, è di fondamentale importanza verificare periodicamente la proposta di valore sia quantitativamente che qualitativamente. I prodotti unit-linked forniscono ai contraenti un beneficio in termine di rendimento, di conseguenza i contraenti dovrebbero ricevere un rendimento in linea con l’andamento del mercato nel lungo periodo.

Per ogni categoria di asset devono quindi essere disponibili benchmark per misurare la performance. Anche agli investimenti a gestione attiva dovrebbero essere assegnati dei benchmark per capire se la gestione attiva apporta un valore aggiunto sufficiente. Per quanto riguarda i fondi sottostanti gestiti da società affiliate, ci si aspetta che siano resi disponibili alla scelta solo se offrono un “value for money” simile ad altri fondi equivalenti presenti sul mercato.

  • Principio 4: i prodotti unit-linked destinati al mercato di massa dovrebbero essere facilmente comprensibili da distributori e consumatori.

I costi e i rischi addizionali che emergono da prodotti più complessi non sempre portano “value for money” a un mercato con un ampio Target Market, mentre prodotti più standardizzati portano a risultati simili ma senza costi aggiuntivi o rischi di mis-selling.

Al fine di valutare se un prodotto già presente oppure in sviluppo rientra nel concetto di “value for money”, può essere d’aiuto un modello a cui i produttori possono fare riferimento per avere dei benchmark che stabiliscono quali prodotti richiedono un esame più approfondito. Questo modello dovrà contenere indicazioni per la valutazione del “value for money” tenendo in considerazione i diversi gruppi di prodotti. L’EIOPA suggerisce di basare i gruppi sulle seguenti variabili:

  • Grado ed estensione della consulenza;
  • Caratteristica dominante (per esempio copertura dell’investimento e copertura biometrica);
  • Strategia di investimento;
  • Distribuzione;
  • Caratteristiche dei prodotti (premio, orizzonte temporale, ecc.);
  • Garanzie del capitale;
  • Prospettive di rendimento del Target Market;
  • Obiettivi del Target Market;
  • Bisogni di liquidità del Target Market.

(v. “Consultation paper on framework to address “value for money” risk in the European unit-linked market, 2021”)

 

 ll compito delle autorità di vigilanza nazionali

EIOPA raccomanda alle Autorità di Vigilanza nazionali di monitorare il mercato allo scopo di verificare che i clienti ricevano prodotti caratterizzati da “value for money”.

In tal senso, EIOPA invita ogni Autorità nazionale a dotarsi di metriche e di benchmark con i quali misurare i prodotti nell’ottica del “value for money” e di effettuare le dovute verifiche mediante la supervisione del mercato, le ispezioni e controlli tematici.

Secondo EIOPA nell’attività di supervisione e di revisione sopra indicate, le ANC dovrebbero:

  1.  Valutare la documentazione POG, tenendo in considerazione il pricing process e l’analisi relativa alla complessità del prodotto;
  2.  Verificare che il “value for money” sia chiaramente identificato nella documentazione POG;
  3.  Accertare che i costi siano chiaramente identificati e quantificati nella documentazione POG;
  4.  Il test di prodotto includa anche il “value for money” e sia adeguato e sufficiente nonché parametrato al ciclo di vita del prodotto;
  5.  Costi, oneri, performance, garanzie, coperture e servizi offerti siano periodicamente rivisti;
  6.  La complessità di prodotto sia chiaramente collegata alla granularità del target market;
  7.  Vi siano adeguati presidi volti ad evitare fenomeni di mis-selling.

Qualora le verifiche svolte dovessero evidenziare un disallineamento della POG di prodotto al “value for money”, EIOPA invita le ANC a richiedere al Produttore una modifica alla POG, ove necessario, e una revisione ulteriore del prodotto, in base alla POG modificata.

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10 Ago

Tutto sulla Product Governance PARTE 4: le nuove disposizioni normative introdotte dal Regolamento 45 IVASS

Le disposizioni normative emanate da IVASS con il regolamento 45/2020 in materia di Product Governance (POG) rappresentano un completamento della disciplina normativa in materia di requisiti di governo e controllo del prodotto per le imprese di assicurazione e i distributori di prodotti assicurativi prevista dal Regolamento Delegato UE sulla POG (2358/2017) e dal Codice delle Assicurazioni e danno attuazione, in particolare, agli articoli 30-decies, comma 7, e 121-bis, comma 2, del CAP. 

In linea con l’impianto normativo previsto dal CAP, l’organo di vigilanza ha sviluppato coerentemente quanto già disposto dal regolamento UE 2358/2017 in vigore dal 1° Ottobre 2018, fornendo ulteriori disposizioni attuative in materia di POG sia per i Produttori che per i Distributori, in particolare declinando criteri di maggior dettaglio su oneri e responsabilità in merito a:

  • Processo di approvazione dei prodotti assicurativi definendo precisi obblighi in capo al produttore;
  • Processo di distribuzione dei prodotti assicurativi, definendo gli obblighi differenziati in capo agli intermediari iscritti alle diverse sezioni del RUI coinvolti nell’attività distributiva;
  • Processo di approvazione e distribuzione dei prodotti di investimento assicurativi con l’obiettivo di garantire uniformità alla disciplina applicabile alla vendita dei prodotti d’investimento assicurativo a prescindere dal canale distributivo e di assicurare la coerenza e l’efficacia complessiva del sistema di vigilanza sui prodotti d’investimento assicurativi (così come previsto dal CAP)  

Per quanto concerne i Distributori, il Regolamento 45 introduce una serie di obblighi, presidi e controlli finalizzati a favorire il corretto processo distributivo sia in fase di vendita che in fase di post vendita. 

In sintesi il regolamento:

  1. Individua dei precisi obblighi di controllo interno in capo al distributore, prevedendo dei presidi di controllo interno differenziati a seconda della tipologia di intermediario;
  2. Prevede l’obbligo di individuazione del mercato di riferimento effettivo e del mercato di riferimento effettivo negativo in capo a tutti gli intermediari assicurativi con riferimento a tutti i prodotti assicurativi; 
  3. Disciplina i “meccanismi di distribuzione” dei prodotti assicurativi che devono adottare tutti i distributori su ciascun prodotto intermediato;
  4. Definisce i flussi informativi tra le imprese di assicurazione produttrici e i distributori prevedendo che vengano formalizzati tramite accordo; 
  5. Prevede che le misure e le procedure in materia di POG adottate dal Distributore vengano presidiate e condivise, tramite metodo formalizzato, all’interno di tutta la rete distributiva (sia diretta, sia indiretta ovvero tramite accordo di collaborazione orizzontale)   

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31 Mar

Tutto sulla Product Governance PARTE 3: cosa sono i «meccanismi di distribuzione» e come devono essere attuati: gli step da rispettare per adeguarsi ai criteri normativi

La normativa sulla POG in vigore dal 31 marzo (art. 11) prevede che i distributori:          

– Conoscano i prodotti distribuiti;

– Valutino, prima della vendita, se il cliente rientra nel mercato di riferimento;

– Non distribuiscano prodotti assicurativi  sul mercato di riferimento negativo;

– Possano distribuire al di fuori del mercato  di riferimento in modo limitato e solo a determinate condizioni (grey zone) con obbligo di comunicazione al produttore;

– adottino procedure idonee a individuare il momento in cui il prodotto non risponda più agli interessi, agli obiettivi e alle caratteristiche del mercato di riferimento individuato dal produttore, nonché alle altre circostanze relative al prodotto che aggravino il rischio di pregiudizio per il cliente.

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26 Mar

Tutto sulla Product Governance PARTE 2: Alcuni spunti e suggerimenti sugli step da rispettare per adeguarsi ai criteri normativi

Vorrei fare un po’ di chiarezza. La nuova normativa per i distributori prevede il rispetto del mercato di riferimento (cd target market) individuato dal produttore, l’obbligo di non intermediare prodotti sul cd. “target market negativo” e infine la definizione e l’individuazione del target market “effettivo” a cui è destinato un determinato prodotto.

Il Regolamento 45 Ivass (art.12), prevede infatti che tutti gli intermediari identifichino il mercato effettivo e il mercato di riferimento negativo come specificazione dei Target market comunicati dal produttore.

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25 Mar

Tutto sulla Product Governance PARTE 1: perché rafforzare i presidi organizzativi e di controllo POG deve già ora diventare una prerogativa dei distributori

È ormai inevitabile per ogni intermediario conformarsi alla normativa e, dato che deve farlo, credo sia opportuno anche rivedere i suoi processi e le modalità di offerta in termini di efficienza ed efficacia commerciale.

Ma facciamo un passo indietro, cosa dice il nuovo regolamento Ivass?

Il nuovo Regolamento 45 Ivass che entrerà in vigore il 31 Marzo prossimo rafforza alcuni criteri/principi già declinati nel reg. UE 2358 sulla Product Governance (in vigore dal 1° Ottobre 2018). In particolare l’art.11 del regolamento Ivass prevede:

“…(comma 1) i distributori conoscono i prodotti distribuiti, valutano la compatibilità con le esigenze e le richieste del cliente, distribuiscono il prodotto ai clienti rientranti nel mercato di riferimento individuato dal produttore e fanno in modo che i prodotti siano distribuiti solo quando ciò sia nell’interesse del cliente.

(comma 3) il distributore adotta procedure idonee a individuare il momento in cui il prodotto non risponda più agli interessi, agli obiettivi e alle caratteristiche del mercato di riferimento individuato dal produttore, nonché alle altre circostanze relative al prodotto che aggravino il rischio di pregiudizio per il cliente.”

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